calice di vino in giardino
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Calice di vino in giardino

Le strade del centro erano ancora affollate da tanti turisti e passanti. Nonostante l’aria calda, e appiccicosa, di questa caldissima estate, che toglieva le forze. Quando l’unico desiderio era una doccia fresca.

Noi avevamo appena lasciato la cena. Proprio dopo il dolce. Avevamo salutato educatamente partecipanti conosciuti. Li ci siamo trovati un pò per caso. Allo stesso tavolo, dopo anni in cui non ci eravamo più incontrati.

L’ambiente era serioso e decisamente noioso. Era uno di quelli eventi, cui partecipi più per obbligo, o visibilità, che per piacere. I commensali, si conoscevano appena, e sopratutto non avevano molto in comune. Quindi gli argomenti di conversazione erano del tutto superficiali. Fortuna però che a quel tavolo c’era anche lei.

Il fatto di conoscerci da tempo, ci isolò dal resto dei commensali. Anche senza mai esserci frequentati, ci conoscevamo dai tempi della scuola. Amici in comune, esperienze passate, erano quindi facili argomenti di conversazione. Mentre gli altri cercavano spunti, noi lasciavamo scorrere velocemente i ricordi dei tempi andati.

Persone, amici e conoscenti che vedevamo ogni giorno, e che oggi abbiamo del tutto perso di vista. Da chi si era separato a chi ormai viveva lontano da anni, e non si aveva più notizie.

Questi argomenti e ricordi, ci isolarono velocemente dall’ambiente circostante. Senza voler sembrare arrogante, i nostri discorsi erano più interessanti. Nessuno dei presenti aveva vissuto quei momenti, quindi gli era impossibile raggiungere il nostro piccolo e breve mondo.

Come si farebbe in un famoso programma tv, il cibo era ottimo, il locale bellissimo, ma alla serata mancava qualcosa, a parte la nostra conversazione.

Ci alzammo per fumare una sigaretta, un pò per educazione, un pò per allontanarci dal tavolo così insipido. Fra i ricordi di un amico e un altro le dissi senza esitazione.

Andiamo a casa mia, beviamo qualcosa e continuano la chiacchierata.

Lei mi guardò inizialmente sorpresa, poi mi disse.

Casa mia è qui vicino, vieni da me, ho una bottiglia di vino in frigorifero.

Sembrava che stesse aspettando solamente la mia proposta. Così salutammo educatamente tutti i presenti, e poi uscimmo dal locale. Il dolce era già stato servito, la mezzanotte superata. Quindi la nostra non era una fuga, ma un normale ritorno a casa.

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Nonostante la conoscessi da tanti anni, quella forse fu la prima volta che ci parlai a lungo. Nemmeno durante l’adolescenza, quando era facile incontrarsi a qualche festa, avevamo avuto modo di parlare tanto. Uscivamo con altri gruppi di persone, ma bene o male si frequentavano gli stessi locali. E questa noiosissima cena, si trasformò in un salto nel passato.

La aiutai a camminare, anche perché i suoi tacchi non le consentivano un passo sicuro. Il suo braccio era attaccato al mio. Di tanto in tanto sembrava sbandare un pò. A primo sguardo poteva sembrare che avesse esagerato con l’alcol, ma in realtà la sua instabilità era provocata dal terreno sconnesso.

Ci scherzai su, e lei mi guardava sorridendo, fra il divertito e lo stizzito. E questo mi divertiva.

Una volta davanti il portone, si mise a cercare la chiavi di casa dentro la borsa. La sua, come quella di ogni donna, era un logo infinito, dove qualsiasi cosa poteva sparire per sempre. Devo però dire, che non tardo ad estrarle ed aprire la porta di casa.

Una porta in legno, colorata di un verde mediamente scuro, forse rimessa in ordine da poco. Ben si abbinava alla pietra attorno, e alla finestrina contornata dallo stesso colore.

Poggiò la borsa su una sedia, subito dopo aver estratto il telefono e il pacchetto di sigarette. Mi indicò il giardino interno, e lei si diresse verso il frigorifero.

Accese la luce dall’interno, mentre prendeva la bottiglia e due calici. Io mi misi a sedere.

Vado un secondo in bagno e arrivo, tu apri la bottiglia per favore.

Era un bianco. Un greco di tufo dei Feudi di San Gregorio. L’anno non saprei. E poi non ne capisco nulla. Quindi è minuti atteggiarmi ad esperto di vini. Con l’apri bottiglie, sfilai il tappo e dopo riempì i due bicchieri.

Non tardò molto ad arrivare. Era senza i tacchi. Sostituiti da un paio di ciabatte da spiagge. La luce nel giardino erano in alto, negate agli angoli, e illuminavano con una luce bassa e calda, lasciando intravedere alcune piante, colorate e ben curate. Un albero di limone, si notava particolarmente.

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Indossava il vestito della serata, un bianco latte, con fantasia a fiorellini. Le spalle erano nude, come una piccola parte della schiena. La clavicola lucida, a causa dell’umidità, la trovavo molto sensuale. Gli orecchini, del colore della fantasia ondeggiavano, si muovevano accompagnando i movimenti della testa. I capelli lunghi e biondi però gli impedivano troppe acrobazie.

Gli occhiali invece ingrandivano la forma degli occhi. Che osservavano molto, ma lasciavano trasparire ben poco dei suoi pensieri. Potrei dire che è una persona sicuramente gentile e cortese. Ma un pò imperturbabile.

Riempì con attenzione i due calici. Intanto la bottiglia appariva bagnata a causa del cambio termico, dal freddo artificiale del frigorifero, all’aria calda esterna. Qualche goccia scorreva lungo la sua sagoma.

Parlami un pò di te

Le dissi per rompere il ghiaccio. Stava ancora guardando il telefono e rispose brevemente, senza entrare nei dettagli e approfondire gli argomenti. Parlò di lavoro, clienti e impegni professionali. Una risposta democristiana, e sfuggente.

Non mi guardava mentre parlava. Il suo sguardo era verso il basso, o qualche punto indefinito intorno. Non capivo se per timidezza, riservatezza, o se la domanda l’avesse in qualche modo messa a disagio.

Adesso parlami tu, di te.

Non so se mi fece la stessa domanda, per sfuggire alla risposta, o a qualche argomento che non voleva affrontare.

Quasi infastidito, le risposi allo stesso modo. Breve, conciso e altrettanto democristianamente.

La mia reazione fu sicuramente istintiva. Mi sembrava che non volesse parlare, o meglio condividere nulla. Ovviamente, sapevo bene che dovevo cambiare atteggiamento, altrimenti sarebbe stato meglio andarsene. Se lei, per qualsiasi motivo non volesse parlare, ed io per ripicca. Era inutile rimanere li.

Così cercai un argomento neutro. Apprezzai, sinceramente, il suo giardino. Effettivamente mi piaceva. Gradevole e di buon gusto.

È molto che vivi qui? Ci vivi da sola?

Mi disse che aveva comprato questa casa, grazie a dei contatti. L’aveva messa a posto da un anno, con l’idea di viverci. Seppur non scartava del tutto l’idea di affittarla a turisti, per brevi periodi. Forse avevo trovato un argomento vivo.

Negli ultimi anni le case del centro sono diventate delle vere e proprie miniere d’oro. Il turismo è incrementato notevolmente, ed è un peccato non sfruttare queste possibilità.

Era strano essere li a parlare. In realtà eravamo poco più che sconosciuti. Forse conoscenti è il termine esatto. Ciò che ci accomunava era un passato in comune, parallelo, che però non si era mai incontrato più di tanto. A quel tavolo eravamo come due vecchi amici, persone che hanno condiviso qualcosa insieme. Ma in realtà non sapevamo nulla l’uno dell’altra. Quindi la nostra conversazione variava da argomenti su amicizie in comune, ad un iniziale conoscenza. Era un pò una vecchia amica, un pò una donna appena conosciuta.

Ciò che notai è che voleva sapere qualcosa in più di me, ma allo stesso non voleva esporsi. Non saprei dire, se fosse dettato dalla timidezza oppure dalla riservatezza.
Forse difficilmente si apre con le persone, che non conosce bene, o chissà non lo fa mai. Oppure avevo detto qualcosa, che senza volerlo l’ha messa a disagio. Oppure aveva avuto delle recenti delusioni, delle ferite che ancora non si erano sanate.

Quando si crea una buona energia, non ho problemi ad aprirmi. A parlare di me. Forse preferisco ascoltare, ma capisco che se una persona, mi sta raccontando qualcosa su se stessa, in un certo senso sta dimostrando un apertura. Sta facendo uno sforzo nei miei confronti. Quindi trovo sia giusto contraccambiarlo. Per questo motivo mi sentivo inizialmente stizzito.

Notavo come davanti a mie domande, diciamo più intime. Ma nemmeno così tanto, mi rispondeva a monosillabi.

Sei sposata?
No
Hai figli?
Nemmeno
Divorziata?
No mai sposata.

La conversazione era oggettivamente complicata. Qualcosa mi spingeva, però, ad andare avanti. Spesso mi fido del mio intuito, o se vogliamo delle mie sensazioni. Sapevo che c’era qualcosa di più e volevo scoprirlo.

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Da ragazzino mi piaceva. Ma come si dice, l’allineamento delle stelle, non ha mai favorito un incontro migliore. Tal volta era lei legata, altre io. Poi la conoscenza era così superficiale. Era una di quelle ragazze che trovi interessanti. Sicuramente molto bella, ma non era solamente un qualcosa di fisico. Erano i suoi movimenti, il suo stile, che mi attirava. Oggi invece davanti a me avevo una donna.

Sicuramente in questi anni era cambiata. Lo ero anche io. Chi non lo sarebbe dopo oltre vent’anni. Davanti a me avevo una donna, non una bella ragazzetta. Con gli anni, non aveva perso il suo fascino. Anzi forse era aumentato. Ovviamente aveva acquisito sicurezza. Non poteva più essere la ragazzina gentile ed educata. Seppur i suoi modi rimanevano gradevoli. Le sue rughe ben nascoste da un trucco, curato nascondevano il passare degli anni. Ma la personalità si notava nonostante i suoi silenzi.

Nonostante parlasse poco di sé, guardavo attentamente i suoi occhi. I suoi movimenti. Mi sembrava di intuire, un volere, ma non posso. Che mi riesce difficile da descrivere, ma che capivo perfettamente. Mi sembrava costantemente frenata. Come se la lei, vera profonda fosse differente da quello che lasciava vedere o chissà, ciò che doveva essere. Il suo stile, perfetto, mi sembrava ben combinato al suo modo di apparire. Ma ovviamente nessuno di noi si avvicina alla perfezione. E spesso, sono proprio quelle imperfezioni che ci rendono speciali. Differenti, affascinanti. Era chiaro che questo lei non voleva lasciarlo trasparire.

Come mai non ti sei sposato?

Mi domandò. Questo suo domandare, ma non rispondere alle stesse domande, mi sembrava confermare i miei pensieri. Cominciai però a rispondere, ad aprirmi. Era inutile mettere un muro, che del resto non volevo frapporre.

Potrei darti la risposta più banale. Non ho trovato la donna giusta. Ovviamente non so dirti con esattezza il perché. Penso che sia dovuto al fatto, che forse quella giusta non l’ho trovata nel momento adatto. E chissà, forse nel miglior momento, non era quella giusta.

Mi guardava interessata, mentre parlavo, ma giusto il tempo di terminare la mia risposta, che passò alla domanda seguente.

E quindi come dei essere la donna giusta?

La tipologia di donna che mi piace? O quella che cerco?

Annuì con la testa, mentre si sistemava gli occhiali.

Tutte e due le cose, credo siano legate.

Vorrei una persona con cui condividere qualcosa. Imparare da lei, e insegnarle qualcosa. Credo che la curiosità, il desiderio di conoscere le cose sia un aspetto fondamentale. Questo può rendere una relazione sempre viva.

Poi continuai.

Interessi in comune, certamente aiutano molto, ma credo che due persone possano trovare una buona sintonia, anche e sopratutto se non sono troppo simili. Forse proprio questo aiuta ad alimentare il rapporto e la curiosità.

Era attenta e ascoltava ogni parola, senza però intervenire, o aggiungere sue opinioni. Voleva conoscere qualcosa di più su di me. Questo era chiaro. Così cominciai a pensare, o meglio immaginare la sua personalità.

Sicuramente apparentemente dura, sicura, decisa e perfetta. Che poi nessuno è perfetto. E tutta questa perfezione, solitamente nasconde le imperfezioni. Proprio quelle trovavo più interessanti. Il suo vero modo di essere. I suoi desideri, che forse non aveva realizzato, perché non era opportuno inseguirli. O i suoi pensieri, che forse non si addicono ad una donna seria e precisa, che però la rendono ancor più interessante.

La immaginavo avvolta nei suoi pensieri. Spesso così bloccati e chiusi. La immaginavo nella sua stanza, con la musica alta. Magari in un caldo pomeriggio d’estate. Con in mano un diario, come un adolescente, dove scriveva e riordinava i suoi desideri. Magari scrivendo delle poesie. Che sexy, le donne che si fermano a scrivere poesie, storie o pensieri.

Li stesa sul letto, indossando unicamente una t-shirt, brutta e vecchia, da uno stile un pò punk. E proprio li con quel foglio bianco, e ben nascosto, confida i suoi desideri più profondi. Magari scrivendo un racconto su una donna, totalmente differente da lei, ma così simile a ciò che ha dentro. Ciò che gli chiede l’anima e il corpo.

Aveva uno spiccato senso dell’umorismo, lo avevo notato per tutta la serata. Anche se poco gradiva le battute su di lei. Non che si arrabbiasse, o si sentisse offesa. Però preferiva farle su altri. Anche su di me.

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Continuò a chiedermi di me. Avevo deciso che non valeva la pena, nascondermi, così continuai a rispondere con la massima sincerità. Si dice che il vino elimina le barriere. Le mie non esistevano, le sue invece ancora si. Ormai l’avevo presa come una sfida. Volevo andare avanti e a fondo. Volevo scoprire questa personalità così nascosta.

Le chiesi un pò a bruciapelo.

Tu invece che uomo cerchi? Quali caratteristiche deve avere una persona, per attirarti, o comunque interessarti?

Stava giocando con i capelli, mentre le facevo queste domande. Lo sguardo appariva un pò distratto, ma mi dava l’impressione che non lo fosse sul serio.

Non credo di avere un prototipo di un uomo. Apprezzo sicuramente le persone sincere, e mi piace un uomo che abbia personalità. Che mi dimostri sicurezza. L’intelligenza, un pò come hai sintetizzato tu, negli interessi, ma anche nel capire e comprendere velocemente. Un uomo che sa intuire, senza fraintendere i miei atteggiamenti e i miei pensieri.

Stava cominciando ad aprirsi.

Considero molto importante anche la cultura di un uomo. A me piace la musica, il teatro, il cinema. Quindi, desidero accanto a me, una persona con cui poter condividere queste passioni.

Non l’hai mai trovata? Provai ad insistere.

Forse si e forse no. Mi spigo meglio. Ho trovato degli uomini che avevano alcune di queste caratteristiche. Ma allo stesso tempo, delle altre, che mi fecero perdere l’interesse nel tempo. Per esempio sono stata con un uomo, sicuramente intelligente, sicuramente colto. Avevamo tantissimi interessi in comune. Ma non aveva assolutamente nessuna personalità.

Prese fiato e poi continuò.

Appaio spesso come una donna forte e risoluta. Ma mi piace la dolcezza, credo nei sentimenti. Anche se sicuramente non sono da cose eclatanti. Lui era carino. Sai il tipico ragazzo romantico. Ci teneva ad invitarmi a cena, o fare piccoli e grandi regali. Ma poi quando gli chiedevo cosa desiderasse. O semplicemente, se voleva fare qualcosa nello specifico, mi rispondeva. Come vuoi tu.

Non capivo se si sentisse intimorito, o forse era proprio così la sua personalità. Immagino però che una persona abbia dei suoi desideri e aspirazioni. Perché non averle sarebbe assurdo. Quindi perché doveva dire “come vuoi tu”. Non può rinunciare così ad una personalità. Risulta vuoto. Senza una direzione. E poi una persona che non ti da una sua opinione, ti impedisce di conoscerla davvero.

Forse era questo che cercava di nascondere? Pensavo fra me e me. Poi le chiesi.

Quant’è durata la storia? Se posso?

Qualche anno. E la rottura per me è stata molto traumatica. Capivo che la nostra storia era ormai morta, finita del tutto. Non poter aver nulla più da esprimere. Allo stesso tempo però mi dispiaceva troncarla. Mi dispiaceva per lui. Era gentile, carino, e credo anche innamorato.

Però una storia non può andare avanti, perché ti spiace per lui. Quasi ti facesse pena.

Commentai senza pensarci troppo.

Questo è il punto. Mi trovavo in difficoltà, perché un pò mi faceva pena, e un pò mi sentivo stronza, visto che lui non aveva fatto nulla di male. Con questo disagio gli dissi che volevo troncare. Quindi lui, subito chiese più tempo, perché se lo meritava. Diceva.

Ascoltavo con attenzione le sue parole. Mentre sorseggiavo il bicchiere di vino. Notavo disagio, pudore nel raccontare, però allo stesso tempo bisogno di farlo.

A casa piaceva un sacco. Sai un bravo ragazzo, i miei lo conoscevano, anche perché spesso era a casa da me. Quindi pressioni familiari, lui che chiedeva una nuova opportunità, e così mi dissi che era giusto riprovarci. Ti ripeto, anche perché mi sentivo io nel torto, la stronza che lo lascia senza motivo.

Però la compassione, le pressioni in famiglia, non possono essere una buona ragione per continuare una storia, che non ti da più stimoli.

Forse ero stato troppo diretto in quel momento. Ma mi rispose subito, senza più i suoi freni.

Questo è vero. E lo credo anche oggi. Però.. però era tutto complicato. Quindi ci riprovai. Cercando di impegnarmi a capirlo, pensando che forse ero stata troppo severa con lui. Organizzammo un viaggio, e pensai che potesse essere l’occasione migliore per liberarmi la mente.

Continuò.

Il viaggio fu perfetto. Piacevole, rilassante. Però lui mi sembrava sempre più accomodante. Forse la paura di sbagliare, e di potermi perdere. O semplicemente la sua personalità era così remissiva. Presi un biglietto, per un concerto che sapevo gli sarebbe piaciuto. Alla fine, cercavo di proporli ciò che sapevo, o pensavo che gli sarebbe piaciuto. Lui non ti dico, sempre più carino e gentile.

Poi un altra cosa che non tolleravo, e da un lato mi faceva arrabbiare, era la sua assenza totale di gelosia. In quel periodo, c’era un ragazzo che mi chiamava spesso, e sia per lavoro, che in altre occasioni lo vedevo spesso. E spessissimo c’era anche lui. Un ragazzo carino, direi anche bello. Molto elegante, nel vestire e nei modi. Sicuramente affascinante. Lui non mi ha mai detto nulla a riguardo. Questo ragazzo, che è leggermente più giovane di me, aveva modi sicuri. Rimaneva educato e cordiale, ma era palese che ci provava, e fra l’altro mi piaceva. Ciò che mi lascia sbalordita, e per certi versi poco apprezzata, e che a lui stava bene, che un altro ci provasse con me.

Alla fine lo hai lasciato per questo ragazzo? Le chiesi.

No. L’ho lasciato altre due volte, per poi ritornarci per le solite ragioni.

Qui intuì qualcosa. Mi parlava solamente del fidanzato. Non dell’altro ragazzo. Questo mi fece ritornare in mente il mio pensiero, di voglio, ma non posso. Che mi sembrava di intuire.
Pensavo che forse aveva rinunciato a questo nuovo che le piaceva, per non rovinare la storia, per non essere la stronza che lo lasciava, o tradiva. O forse c’era stata con l’altro, ma lo aveva omesso. Trovavo possibili entrambe le versioni.

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Sicuramente il ragazzo che le andava dietro le piaceva. Al di là dei problemi con quello cui era legato. Le piaceva questa personalità diretta, forte e sicura. E sicuramente c’era la voglia di provare qualcosa di nuovo, di diverso. Chissà forse più vicino alla sua personalità.

Capivo che non potevo essere diretto. Così le dissi.

Scusa se te lo dico.

Fai pure. Aggiunse

Continuai.

Il suo comportamento lo vedo però come un ricatto mentale. Devi stare con me, perché mi sono comportato bene. Mi sembra una relazione decisamente tossica. Non vorrei stare una donna, a cui realmente non piaccio, ma non mi lascia per compassione.

Annuiva, ma non parlava. Apprezzavo la sua apertura. Allo stesso tempo capivo che le costava. Era ammettere o per lo meno dichiarare una sua debolezza, fragilità. E suppongo che per una donna, che vuole apparire così sicura e decisa possa costare. Allo stesso modo però avevo conferma, della mia impressione, di una profondità. Di un qualcosa di più, che lasciava trasparire.

Tu invece come sei? Remissivo o deciso? Mi chiese, mentre mi guardava.

Remissivo, sicuramente no. Ho dentro uno spirito guerriero, che spesso però devo domare. A volte appaio presuntuoso, deciso, drastico. Per lo più a chi non mi conosce. In realtà, penso molto prima di agire. Prima di farmi un opinione. Cerco di valutare ogni cosa, e sono critico con me stesso. Molto più duro e severo che con gli altri. In una relazione, voglio vivere tutto, assaporare ogni essenza. I pregi, i difetti, della persona che mi è vicino. Voglio scoprire sempre qualcosa di nuovo. Mi annoiano quelle donne, che sai già perfettamente come sono, e che non cambiano mai. Voglio e do fiducia, perché amo la libertà. Questo non significa che non sappia legarmi. Però non voglio il lato buono della medaglia. Voglio vedere entrambe le facce. Lo so che questo possa anche risultare duro.

Si, suppongo di si. Rispose.

Forse per questo non ho trovato la donna giusta.

Subito rispose.

Chiedi molto. Quindi, immagino che per qualcuna possa risultare difficile. Poi continuò. Che altri aspetti desideri in un rapporto?

La passione. L’attrazione fisica e mentale. Questo però fa parte del conoscersi.

Annuiva mentre parlavo. Ma sapevo che stava facendo delle considerazioni fra se e se. Stava analizzando le mie parole. E come io facevo con lei, probabilmente, stava intuendo o immaginando qualcosa su di me. Osservava i miei movimenti e i miei occhi, mentre parlavo. Sistemava gli occhiali, toccava i capelli. Le sue mani erano rapide, ma sicuramente anche i suoi pensieri. Poi mi chiese.

L’aspetto fisico è importante per te?

Di primo non capì se si riferiva alla bellezza, o al lato fisco di una relazione. Alla fine risposi ad entrambe le domande.

La bellezza che valuto, sicuramente è soggettiva. Non è semplice bellezza fisica, è sempre legata alla personalità, al modo di essere. Sintetizzando, un essere sexy. Per ciò che riguarda il lato fisico di un rapporto, credo faccia parte del conoscersi, del condividere qualcosa. E poi lo trovo sempre legato alla personalità. Chi è più timoroso, più moderato, lo è anche a letto. Al contrario di chi è più aperto, o curioso.

A volte questo può essere velato, non trovi?

Aggiunse.

Si però traspare

Mi rispose un si quasi silenzioso, mordendosi il labbro.

Continuammo a parlare fino alle prime luci dell’alba. Quel muro si era rotto poco a poco. Sicuramente nascondeva una personalità interessante. Tutta da scoprire. Era molto di più di ciò che si intravedeva, o che lasciava vedere.

Per quanto apparisse fredda e ruvida, aveva un animo dolce e romantico. Il suo stile perfettino, nascondeva una donna fragile, per certi versi insicura. O per lo meno, frenata da ciò che era in realtà nella sua essenza. Sicuramente simpatica e interessante, ma richiedeva uno sforzo extra, per conoscerla più in profondità. Un impegno per abbattere i pregiudizi iniziali.

Bevemmo altre bottiglie, continuando a parlare di personalità, amore, sesso. Sicuramente io mi sono aperto molto di più, ma per certi versi avevo trovato le chiavi per comprenderla. O forse era stata lei a darmele. Poco importa. Si era creata una connessione.

La trovavo incredibilmente bella, scoprendola poco a poco. Investigando nei suoi pensieri. Cercando di capire i non detto. Ciò che lei lasciava intuire, con o meno volontà di farlo. Si era aperta una linea fra noi. Avevamo tempo per conoscerci meglio. Desideravo farlo. Volevo scoprire questi suoi aspetti. Il suo essere, i suoi desideri, fino anche le sue perversioni. La trovavo così interessante.

 

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